C’ero quando il popolo siciliano ne chiedeva le dimissioni,
c’ero quando le strade di Palermo erano invase dal popolo siciliano che voleva essere liberato da Cuffaro,
c’ero quando ha dato le dimissioni,
c’ero quando è diventato senatore di questo Paese,
c’ero quando è arrivato il primo grado e ha mangiato i cannoli,
c’ero quando è arrivato il secondo grado….
Ci sarò anche questa sera, davanti l’Ars, a mangiare un cannolo e a bere un bicchiere di spumante.
Spero che con me ci siano le persone con cui ho condiviso il passato per condividere anche questo presente.
La domenica è fatta anche per allontanare i pensieri dalla mente e vedere tutto in maniera più semplice, leggera, spensierata. Una volta tanto cercavo di provarci anch’io ma avevo fatto male i conti.
Infatti ci stavo riuscendo fino a quando non ho visto un cancello aperto.
No, non era il mio, era il cancello della palestra di Valeria Grasso ed essendo domenica era strano che fosse aperto.
Controllo dall’auto se ci fosse qualcuno dentro la palestra ma non si vede anima viva, anzi, mi sembra chiusa. Gli operai non ci sono e tutto tace.
Oltre esserci il cancello aperto c’è anche il pannello del contatore della luce aperto.
Strano.
Prendo il cellulare, chiamo Valeria Grasso ma niente, il suo cellulare è irraggiungibile.
Provo, riprovo, ri-riprovo ma nulla. Chiamo amici e conoscenti per farmi ricontattare da Valeria e attendo.
Mi chiama lei dopo 1 ora circa. Le chiedo se ci fossero gli operai in palestra e le dico quel che ho visto.
Forse è il caso di chiamare la polizia.
Mi richiama Valeria dopo un po’, quando è arrivata sia lei sia la polizia in palestra e … mi comunica che le hanno aperto la palestra, sono entrati, le hanno rubato qualcosa e sono andati via.
Tutto questo capita dopo che Valeria è stata insieme a Ignazio Cutrò davanti al Viminale per chiedere aiuto allo Stato, quello che fino ad ora non ha avuto. Tutto questo capita dopo che Valeria ha concluso i lavori del tetto nella sua palestra dopo avergliela allagata.
E’ un caso? Forse.
Chi non conosce Valeria Grasso può informarsi con questo video:
«Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai».Rocco Chinnici
Mediterranean Association For International Affair.
Quel grande artista dell’assessore alla creatività di Salemi, Oliviero Toscani, ha registrato il marchio “mafia”, anzi, M.A.F.I.A.; per farne cosa? Non si sa ancora l’uso che se ne farà del marchio ma al momento l’importante è registrarlo.
L’idea bizzarra ha avuto l’appoggio del Sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi che ha visto in questa, un’ idea ottima.
In effetti cosa può avere in contrario uno che sostiene che la mafia non esiste?
Ma gli è venuto mai in mente di chiedere a un suo cittadino come si vive in Sicilia, come si vive in ogni paesotto siciliano e cosa è la mafia?
Per lui mafia è un’ associazione mediterranea per affari internazionali, c’ha trovato anche un modo carino per sbeffeggiarla la mafia, quella cosa che tiene in pugno da decenni un popolo e che ha ucciso magistrati, giornalisti, innocenti spargendo sangue su una terra che vorrebbe solo vivere.
Mi chiedo allora, se la mafia non esiste, perchè dare la cittadinanza onoraria di Salemi alla moglie di un giudice ucciso da qualcosa che non esiste?
Anche se quei murales si affacciano sui muri di Palermo da mesi , la notizia è stata tirata fuori solo in questi giorni e sembra esserne scoppiato un caso.
Dopo il grande muralesdi Matteo Messina Denaro, è giusto proporre il secondo murales, trovato in un’altra zona di Palermo, si passa dalla Cattedrale alla facoltà di Giurisprudenza.
Il secondo murales raffigura il primo 1/4 del primo murales, il riquadro con sfondo rosso a cui è accostato il giallo dell’immagine del boss latitante.
Vista l’immagine non si può che pensare allo stesso autore ma se si guarda bene è palese che non sia così, o magari, che non è solo un “artista” ma sono almeno due.
Se si mettono a confronto, si può notare che le due grafie sono completamente diverse, quindi, magari, “F.A.” sono le iniziali dei due compari!
Nasce, dopo la visione del servizio di Stefania Petyx girato sotto la casa della signora Bagarella in Riina, l’idea di una petizione che chiedesse alle massime autorità della Nazione, una legge ad hoc che obbligasse la Regione Siciliana a costituirsi parte civile nei processi di mafia per chiedere i danni economici e d’immagine.
La petizione “Chiediamo i danni a cosa nostra” trova subito grande riscontro su internet. Molti sono i siti che ne parlano e che presentano il banner che la identifica.
La petizione viene ufficialmente presentata a Barcellona Pozzo di Gotto, durante la commemorazione del giornalista Beppe Alfano. Stefania Petyx presenta i ragazzi e porta la petizione alla conoscenza di tutta Italia e presenta nuove azioni, quindi azioni non limitate alla petizione. Anche il TGS, il tg regionale dà la notizia.
I ragazzi, cittadini palermitani liberi e non legati a bandiere i partiti, infatti, hanno deciso di far firmare la petizione ai propri rappresentanti regionali presentandosi all’entrata dell’Ars
Numerosi sono stati gli onorevoli che hanno firmato, altri quelli che hanno avuto problemi nel farlo e non hanno avuto nessuno scrupolo nel non rispondere nemmeno. La cosa più importante è che da questi giorni interi davanti l’ Ars, si è arrivati a un emendamento, poi trasformato in legge durante la finanziaria del 25 gennaio 2008 e una mozione che deve essere ancora discussa.
In Provincia invece, dove già ci si costituisce parte civile dal 2006 ai processi più importanti, si è arrivati a stabilire, grazie alla petizione, di utilizzare i fondi introitati esclusivamente per sviluppare una cultura antimafia nelle scuole della Provincia stessa.
E’ notizia di oggi, invece, che al Comune di Palermo è stata promossa una mozione che sarà discussa, sulla costituzione parte civile.
A volte dai cittadini nasce qualcosa di buono, forse i nostri rappresentanti ci dovrebbero ascoltare di più.
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