La propria vita appesa alla civiltà degli altri

11 05 2011

Vi lascio la nota facebook di Roberto Monaco, un cittadino diversamente abile, che ieri si è trovato a fare i conti con la non civiltà dei suoi concittadini.

Buona riflessione!

ho voluto scrivere questa nota per indurre a riflessione…

dunque:

questa mattina vado alla C.G.I.L. per il 730,cerco parcheggio,impresa ardua in centro a Ponte,lo trovo,

vedo un auto che mi precede,mi dico:”andrà via dato che non mi pare di vedere il pass disabili”,invece la donna

alla guida parcheggia tranquilla e prende dalla borsa il pass e lo mette sul vetro…

io mi avvicino e le dico:”dov’è il disabile?” e lei:”l’ho appena lasciato…”(chiaramente era una balla,se non avrebbe avuto

già il pass sul vetro…),la guardo male e vado via,dato che di più non posso fare,e penso:”voterà lega e andrà di sicuro a messa…e si giustificherà a modo suo…”(pensieri senza senso da incazzato).

mi dirigo verso la piazza della chiesa,dove so esserci due parcheggi disabili,ne trovo uno libero,ma mi accorgo che

ha lo spazio per la carrozzina dal lato del passeggero(io ho problemi a parcheggiare in retro) e che lo spazio del parcheggio è sconnesso e anche abbastanza corto,infatti il cofano supera il piano,ed ecco il solito gradino…

(che chi cammina non vede ovviamente…)

carico la carrozzina a fatica e vado alla C.G.I.L.

torno…una macchina mi ha parcheggiato accanto,faccio fatica a salire dunque…

scendo dalla carrozzina,faccio la solita manovra per metterla nel cofano ed ecco l’insidia:stanco e già

in difficoltà e nervoso per quanto prima metto il piede sul gradino e trovo il vuoto(pochi centimetri,ma per uno come me “metri”)cado per terra sull’asfalto…!!!

attenuo la caduta col gomito,per fortuna mitigo l’impatto facendo forza sulla gamba destra e non mi rompo nulla,solo dolore e sbucciatura…

non finisce qui!!!pensate che dalle auto ferme in coda per il semaforo scenda qualcuno ad aiutarmi?????

nessuno!!!nessuno!!!nessuno!!!

oltetutto mi nascondono alla vista di chi è dall’altra parte della strada,che non ha visto nulla…

io sono avvilito…guardo dal basso i volti nelle auto indifferenti e mi spavento un pò…e mi chiedo:”possibile???”

ed è possibile si…sta accadendo che non mi aiutino…

le auto vanno via e finalmente mi vedono due professori della scuola professionale vicino che aspettano l’autobus…

si precipatano ad aiutarmi e mi “salvano”…

torno a casa a cambiarmi(mi ero sporcato abbastanza felpa e pantaloni) ancora spaventato ed avvilito…

vado al lavoro e quasi mi viene da piangere quando ne parlo col mio responsabile d’ufficio…

lui mi dice:”che insensibilità,questa è l’Italia…”

a volte sono proprio stanco…barriere fisiche e barriere mentali…in mezzo tanta indifferenza…

Roberto Monaco





Tanti auguri Giorgio

30 06 2010

Ciao Giorgio,
Non ho dimenticato il tuo compleanno, non avrei potuto.
Ammetto che ero molto titubante sul da farsi: ero indecisa se chiamare al tuo numero e canticchiarti “tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Giorgino, tanti auguri a teeee” oppure venire da te e portarti un regalo.
Ti avrei regalato una penna; solitamente si e’ soliti regalare qualcosa che sai che il festeggiato usa.
Confesso, ho avuto paura.
Nel primo caso avevo paura per la mia voce poco intonata che poteva finire con l’infastidirti, nel secondo caso avevo paura dell’uso eccessivo e visto l’ultimo periodo non poteva che essere un pericolo per il Paese…
Giorgio, hai compiuto 85 anni, non male.
85 anni ed essere il rappresentante più rappresentativo dell’Italia… Un bell’affare, anche se non per gli italiani.
Spero che tu abbia fatto un bilancio della tua vita, io sono solita farlo nel giorno del mio compleanno, spero che tu abbia capito che puoi migliorare, anche ad 85 anni… Basta smettere di firmare pensando che quando ti pongono un foglio davanti sia un fan che voglia un autografo; non hai fans!
Leggi Giorgio, leggi ciò che ti presentano e se non le comprendi, chiamami, io sarò pronta a dare una mano al Presidente di questa triste Repubblica.





Sonia Alfano 1 Beppe Grillo 0

21 06 2010

Sonia Alfano scrive a Beppe Grillo e chiede spiegazioni per il suo atteggiamento che la vede snobbata e sminuita.

Beppe Grillo è lo stesso che la sostenne in campagna elettorale, sia nelle elezioni regionali siciliane quando si presentò con una lista che aveva proprio il faccio del comico nel simbolo e successivamente alle europee da indipendente in Italia dei Valori.

Ma cosa sta facendo la alfano che non piace a Grillo?

Forse lavorare e usare lo stesso metodo che ha, fino alle elezioni europee, condiviso con Grillo.

Improvvisamente a Grillo la trasparenza, il lavoro, il portare avanti battaglie comuni, non va più bene.

Ha iniziato il 1 aprile con Luigi De Magistris e ha continuato con Sonia Alfano.

Purtroppo per lui, il web gli si sta ritorcendo contro: i post, infatti, che sminuiscono il lavoro della Alfano, vengono commentati andando contro il comico stesso e difendendo l’operato dell’eurodeputata de noialtri.

Arriverà risposta alla lettera pacata e con richiesta di spiegazioni che Sonia scrive a Beppe?

Ho i miei dubbi!

Ecco la lettera:

Caro Beppe,

ho pensato molto prima di fare un passo di questo tipo e adesso ti scrivo questa lettera pubblica per domandarti le ragioni del comportamento che negli ultimi mesi hai avuto nei miei confronti. Sai bene che ho provato a contattarti, ti ho inviato sms e sembra che il chiarimento privato, quello che riguarda il nostro rapporto personale, non ti interessi particolarmente considerando i tuoi silenzi. D’altra parte ritengo che un chiarimento pubblico sia dovuto, specie per correttezza nei riguardi delle persone con le quali abbiamo condiviso molte battaglie degli ultimi anni. Leggi il seguito di questo post »





Le chiamano morti bianche

25 05 2010

Le chiamano “morti bianche”, come avvenissero senza sangue.

Le chiamano “morti bianche”, perchè l’aggettivo bianco allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto, invece la mano responsabile c’è sempre, più di una.

Le chiamano “morti bianche”, come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna.

Le chiamano “morti bianche”, ma il dolore che fa loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica.

Le chiamano “morti bianche” per farle sembrare candide, immacolate, innocenti.

Le chiamano “morti bianche”, tanto non meritano che due righe sui quotidiani, si e no una citazione nel telegiornale.

Le chiamano “morti bianche”, per evitare che si parli di omicidi sul lavoro.

Le chiamano “morti bianche”, bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro.

Le chiamano “morti bianche”, ma non sono incidenti, dipendono dall’avidità di chi si rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro.

Le chiamano “morti bianche”, un modo di dire beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere.

Le chiamano “morti bianche”, ma sono il risultato dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dove la vita non ha valore rispetto al profitto.

Le chiamano “morti bianche”, ma sono tragedie inaccettabili per una paese che si definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro.

Le chiamano “morti bianche”, ma in realtà sono nere, non solo perchè ogni morte è “nera” ma perchè spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro “padroni” : padroni della loro vita. E della loro morte.

Le chiamano “morti bianche”, ma sono un emergenza nazionale, anche se c’è chi dice che sono in calo, senza rendersi conto che i dati sulle morti sul lavoro sono fortemente sottostimati, e che se calo c’è è dovuto principalmente alla crisi economica.

Le chiamano “morti bianche”, un eufemismo che andrebbe abolito, perchè è un insulto ai familiari e alle vittime del lavoro.

Le chiamano “morti bianche”, ma quanto tempo passerà ancora perchè vengano chiamate con il loro vero nome?

Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze





Rai. Meno popolosa che mai

21 05 2010

Santoro va via.

La Busi da le dimissioni…

Che sta succedendo?

In mamma Rai non ci credono più neanche i suoi figli.

Riflettiamo sulla lettera di dimissioni.

Eccola:

Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte”“Caro direttore – scrive la Busi – ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me – prosegue – una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Una volta era il giornale di tutti

Come ha detto – osserva la giornalista – il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: ‘la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale’.

Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

L’informazione del Tg1 parziale e di parte

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte.

Dov’è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Leggi il seguito di questo post »





Lettera di una mamma alla Gelmini

5 05 2010

Gentile Ministro Gelmini,

l’altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l’ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.

Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell’educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.

Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in “zona franca” (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un’ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto e poi parliamo d’educazione. L’astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.

Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l’anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un’eresia.

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Caro Giovanni Falcone

27 04 2010

In questi giorni a Palermo, l’albero Falcone, di via Notarbartolo, sembra esser stato vittima di sopprusi sconsiderati. Lettere, striscioni ed altro sembrano essere spariti da quel luogo che per i piu’ ormai è un punto come un altro della via Notarbartolo di Palermo, ma per chi invece fa della legalità ne fa un principio di vita, è uno dei posti più importanti di Palermo: l’albero Falcone.

Oggi si è scoperto che è stata una barbona a portar via da quell’albero lettere e pensieri e lei, non sa neanche cosa ha fatto per questa città! Una città intera si è mobilitata per questo “saccheggio”. Persino Cammarata, il sindaco sulla carta.

L’albero adesso è inondato da lettere, disegni, striscioni e ho riflettuto sul fatto che anche se Giovanni Falcone è un simbolo importante nella mia vita, non ho mai scritto nulla per lui.

Oggi ho provveduto:

Caro Giovanni Falcone,

credo di essere quella che sono per colpa tua.

Si, per colpa tua.

Io non avrei voluto una vita piena di rabbia, di sdegno, di incazzature e di sbattimenti; io avrei voluto una vita piena di colori, di sorrisi e di menefreghismo, avrei sperato che tutto quello che mi girasse attorno fosse bello, felice e colorato; tu, invece, mi hai trascinata, con la tua morte, a soli 12 anni, a capire che nella vita esiste il bene e il male e che sempre, quotidianamente si devono fare delle scelte.

Oggi, come allora, mi ritrovo a valutare il mio quotidiano ed oggi, come allora, non vedo molto di positivo.

Oggi, come allora, mi sembra che quello che si fa è sempre poco e che il male abbia la meglio sul bene.

Io, a 12 anni, nel 1992, ho scelto e ho scelto di stare col bene.

Ho scelto di essere una perdente.

Nalya





Berlusconi fa i miei interessi! Lettera di un intaliano che se ne accorge

13 03 2010

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.

Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare un giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio…

Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente de Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio:

questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio.

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!





Luigi De Magistris lascia la Magistratura

1 10 2009

Al Sig. Presidente della Repubblica – Piazza del Quirinale ROMA

Signor Presidente, scrivo questa lettera a Lei soprattutto nella Sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

E’ una lettera che non avrei mai voluto scrivere. E’ uno scritto che evidenzia quanto sia grave e serio lo stato di salute della democrazia nella nostra amata Italia.

E’ una lettera con la quale Le comunico, formalmente, le mie dimissioni dall’Ordine Giudiziario.

Lei non può nemmeno lontanamente immaginare quanto dolorosa sia per me tale decisione.

Sebbene l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro – come recita l’art. 1 della Costituzione – non sono molti quelli che possono fare il lavoro che hanno sognato; tanti il lavoro non lo hanno, molti sono precari, altri hanno dovuto piegare la schiena al potente di turno per ottenere un posto per vivere, altri vengono licenziati come scarti sociali, tanti altri ancora sono cassintegrati. Ebbene, io ho avuto la fortuna di fare il magistrato, il mestiere che avevo sognato fin dal momento in cui mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Federico II” di Napoli, luogo storico della cultura giuridica. La magistratura ce l’ho nel mio sangue, provengo da quattro generazioni di magistrati. Ho respirato l’aria di questo nobile e difficile mestiere sin da bambino. Uno dei giorni più belli della mia vita è stato quando ho superato il concorso per diventare uditore giudiziario. Una gioia immensa che mai avrei potuto immaginare destinata a un epilogo così buio. E’ cominciata con passione, idealità, entusiasmo, ma anche con umiltà ed equilibrio, la missione della mia vita professionale, come in modo spregiativo la definì il rappresentante della Procura Generale della Cassazione durante quel simulacro di processo disciplinare che fu imbastito nei miei confronti davanti al Csm. Per me, esercitare le funzioni giudiziarie in ossequio alla Costituzione Repubblicana significava tentare di dare una risposta concreta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini in nome dei quali la Giustizia viene amministrata. Quei cittadini che – contrariamente a quanto reputa la casta politica e dei poteri forti – sono tutti uguali davanti alla legge. Del resto Lei, signor Presidente, che è il custode della Costituzione, ben conosce tali inviolabili principi costituzionali e mi perdoni, pertanto, se li ricordo a me stesso.

I modelli ai quali mi sono ispirato sin dall’ingresso in magistratura – oltre a mio padre, il cui esempio è scolpito per sempre nel mio cuore e nella mia mente – sono stati magistrati quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ed è nella loro memoria che ho deciso di sventolare anch’io l’agenda rossa di Borsellino, portata in piazza con immensa dignità dal fratello Salvatore. Ho sempre pensato che chi ha il privilegio di poter fare quello che sogna nella vita debba dare il massimo per il bene pubblico e l’interesse collettivo, anche a costo della vita. Per questo decisi di assumere le funzioni di Pubblico Ministero in una sede di trincea, di prima linea nel contrasto al crimine organizzato: la Calabria. Una terra da cui, in genere, i magistrati forestieri scappano dopo aver svolto il periodo previsto dalla legge e dove invece avevo deciso (ingenuamente) di restare. Leggi il seguito di questo post »





La Marcia delle Agende Rosse

23 09 2009

A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l’Italia tutta ha sacrificato la sua vita.

A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.

Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo  nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.

Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c’è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostro
popolo.

Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia “questo paese” e non “un altro paese“.

Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA‘, di VERITA‘ e di GIUSTIZIA.

Salvatore Borsellino
e i giovani delle “Agende Rosse”

Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità
http://agenderosse.wordpress.com
http://www.19luglio1992.com





Lettera del GiV alla Calorenne

22 09 2009

Come preannunciato ieri, vi inoltro la lettera che i ragazzi dei giovani di Italia dei Valori hanno scritto dopo aver visto che Paola Calorenne era calata dall’alto preannunciando la sua candidatura come coordinatrice nazionale prossima dei giovani.

Volevo specificare che non sono stata io a scriverla, nè ho collaborato, nè sono un elemento del GiV ma la sposo in pieno e ne dò diffusione perchè amo la libertà che sia di pensiero, di informazione e di rete.

Eccola

All’attenzione del Presidente Antonio Di Pietro

P.C. All’Esecutivo Nazionale IDV


Italia dei Valori ha inteso richiamarsi da sempre ai principi della trasparenza, della meritocrazia e del confronto democratico.

Nella consapevolezza che questi coerentemente non debbano mai essere messi in discussione, riteniamo che il passaggio cruciale della modalità di scelta del coordinatore nazionale, rappresentativo di tutta la componente giovanile, debba ispirarsi al rispetto di tali valori irrinunciabili.

Nel tentativo di sentirsi orgogliosamente identificati in una persona in cui riconoscere lealtà ed adesione piena al programma politico di Italia dei Valori, si ritiene imprescindibile che il coinvolgimento partecipativo sia quanto più esteso possibile.

In quest’ottica non ci si può precludere l’applicazione di un meccanismo di presentazione di più mozioni programmatiche, finalizzate a saggiare competenze, qualità e principi morali.

La scelta operata nei mesi precedenti di individuare dall’alto una figura, da affiancare ai giovani, senza raccordarsi con coloro i quali si erano spesi a tutti i livelli per il partito, contribuendo a raggiungere la quota di consenso attuale, ha rappresentato una mortificazione non meritata.

Soltanto il confronto inclusivo e partecipativo fra le intelligenze può portare ad una selezione democraticamente legittimata.

La partecipazione, infatti, è l’unico strumento attraverso cui creare valori comuni in cui riconoscersi universalmente ed il partito, in questa fase storica, non può farne a meno.

Vasto, lì 20/09/2009





19 Luglio 2009 – Lettera di Salvatore Borsellino

13 07 2009

Cari Amici,

innanzitutto non vorrei che quello che stiamo preparando venisse chiamato o inteso come “commemorazione”.

Le commemorazioni si fanno in via D’Amelio a Palermo ormai da 17 anni e quello che io voglio fare è proprio spezzare questa catena che sta diventando ormai una abitudine. Per alcuni, i palermitani, forse gli stessi che parteciparono alla cacciata dei politici dalla cattedrale di Palermo il giorno dei funerali dei ragazzi della scorta e che oggi sembrano avere dimenticato quei momenti di indignazione e di rivolta, è un momento per risollevarsi dall’indifferenza e dall’assuefazione nelle quali sono ricaduti e per giustificare davanti alla propria coscienza, con una sempre più stanca partecipazione di qualche ora di quel giorno, il loro silenzio di oggi. Per altri, i complici morali o materiali di quella strage, è un periodico ritornare sulla scena del delitto ed assicurarsi che le vittime siano state effettivamente eliminate; il mettere corone e sentire suonare il silenzio è qualcosa che psicologicamente li rassicura, è proprio il silenzio che vogliono fare calare sui veri motivi e i veri mandanti di quella strage. Leggi il seguito di questo post »





Lettera aperta al Capo dello Stato, On. Giorgio Napolitano

7 07 2009

On. Presidente,

per parecchi anni mi sono battuta, da semplice cittadina, nel denunciare le collusioni di apparati del potere ufficiale con il gruppo mafioso dominante a Barcellona Pozzo di Gotto, città nella quale mio padre l’8 gennaio 1993 venne ucciso affinché non infastidisse più con il suo impegno giornalistico le dinamiche criminali di alto livello che trovavano sede o sponda in quel territorio.

In particolare, ho denunciato le notorie contiguità che hanno legato importanti magistrati di quella città ad esponenti apicali della criminalità organizzata. Ciò facevo già prima del 2 ottobre 2008. In quella data arrivò, poi, la tragica morte del prof. Adolfo Parmaliana, che con l’ultima lettera lasciataci prima del suo suicidio urlò al paese intero la sua riprovazione per le pratiche criminali di certa “magistratura barcellonese/messinese”. Signor Presidente, Adolfo Parmaliana era un militante politico, del Suo stesso partito, che aveva assunto il sacro rispetto della legalità quale stella polare del proprio impegno pubblico.

Per effetto della sua morte, sono stati avviati, dal Consiglio Superiore della Magistratura e dall’Autorità giudiziaria competente, i doverosi approfondimenti su alcuni magistrati del distretto di Messina. Uno di questi, il dr. Olindo Canali, fin dal 1992 in servizio alla Procura della Repubblica di Barcellona P.G., è oggi indagato (come ufficializzato, nel silenzio censorio degli organi di stampa, da numerosi siti internet e blog) dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti. Entrambe le contestazioni a carico del dr. Canali sono aggravate dal fine di aver agevolato l’associazione mafiosa operante a Barcellona P.G..

Il dr. Canali è anche oggetto di una procedura del Consiglio Superiore della Magistratura, ancora in fase preliminare, di incompatibilità ambientale e funzionale. Sennonché, si è da ultimo appreso che egli, al fine di porre nel nulla il procedimento paradisciplinare a suo carico, abbia avanzato al CSM domanda di trasferimento volontario presso altra Procura della Repubblica siciliana: in particolare, addirittura, avrebbe espresso gradimento per due Procure distrettuali, come Catania e Caltanissetta; una sorta di promozione per meriti sul campo. Se ciò davvero accadesse, cioè se il dr. Canali venisse trasferito su sua richiesta ad altra Procura della Repubblica, il CSM da Lei presieduto, Signor Presidente, scriverebbe l’ennesima pagina nera della sua pur non sempre commendevole storia.

Negli ultimi anni ho contestato pubblicamente l’operato di questo Consiglio Superiore della Magistratura, responsabile di aver operato una rappresaglia contro magistrati responsabili solo di aver fatto il proprio dovere (Forleo, De Magistris, Apicella, Nuzzi e Verasani) e di aver deliberato nomine poco decorose ad importanti vertici giudiziari (la peggiore, senz’altro, quella del barcellonese Antonio Franco Cassata quale Procuratore generale a Messina). A fronte della cacciata sommaria deliberata contro alcuni magistrati integerrimi, però, se il Consiglio Superiore della Magistratura omettesse di decidere per il dr. Olindo Canali il trasferimento d’ufficio ed il cambio di funzioni assesterebbe un intollerabile sfregio alla memoria di mio padre, Beppe Alfano, e di Adolfo Parmaliana, oltre che al decoro dell’ordine giudiziario.

Perché ciò non accada, allora, mi rivolgo a Lei, Signor Presidente, perché un’ipotesi così indecente non diventi realtà. Dopo aver lottato per anni da comune cittadina, mi sentirei alla stregua di un disertore se, oggi che ho la responsabilità di rappresentare l’Italia al Parlamento europeo, sulla scorta del voto di decine e decine di migliaia di cittadini, non mantenessi alta l’attenzione su un blocco giudiziario filomafioso che continua a imperversare nella mia Barcellona Pozzo di Gotto.

Con deferenti ossequi,

Sonia Alfano





Senatore D’Alia, ma di cosa stiamo parlando?

12 02 2009

Egregio senatore D’Alia,
non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l’introduzione “dell’articolo 50 bis al pacchetto sicurezza” per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato.
Vedo che lei è un avvocato. E’ uno esperto, addirittura un “cassazionista”. Dunque sa molto bene che l’apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c’è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la “notizia di reato” (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l’azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un’altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di “istigazione a delinquere” è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D’Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l’arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Leggi il seguito di questo post »





La lotta di Adolfo Parmaliana

28 10 2008

Adolfo Parmaliana: 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina, sposato, padre di due figli.
Nulla di strano, se non che questo uomo non conduceva una vita “ordinaria”, semmai straordinaria: resa tale dal suo impegno contro cosa nostra.

La lettera d’addio:

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli. Leggi il seguito di questo post »








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