Giuseppe Gatì: un anno dopo

4 02 2010

Ho una pessima memoria e a volte a sera ho serie difficoltà a ricordare anche le cose fatte la mattina stessa, ricordo invece, in maniera fin troppo dettagliata la giornata del 4 febbraio di 1 anno fa.

Ero in un piccolo paesino, si chiama Campobello di Licata ed ero ad un funerale, quello di Giuseppe Gatì.

La chiesa era gremita di gente, nessuno parlava e chi continuava a piangere cercava di farlo nel modo più silenzioso possibile.

Il prete continuava a dire messa e più ascoltavo quelle parole più mi dicevo che Giuseppe era davvero nel posto più sbagliato.

Ricordo i ragazzi con cui sono andata al funerale, ricordo le lacrime di Sonia Alfano e quanto me la sono stretta tra le braccia, non riusciva a darsi pace, continuava a piangere senza arrestarsi.

Finita la messa, io e Giuseppe lontani, un muro di gente ci divideva.

Non poteva andare via senza averlo toccato un’ultima volta, senza aver toccato quella bara lucida che lo ospitava.

Ho cominciato a farmi strada, anche a sgomitare tra la gente e sono riuscita a toccare quella bara proprio mentre stavano calando il cofano.

Dopo questo tante lacrime e un lungo abbraccio di un amico.

In questi giorni mi è capitato di parlare spesso di lui, in questi 12 mesi di pensarlo più volte.

Ho un ricordo meraviglioso di lui e in questo anno, invaso da battaglie, vittorie e sconfitte, da sorrisi e pianti, Giuseppe è uno di quei compagni che avrei desiderato avere accanto.

Questo post non vuol dire nulla e non vuole arrivare a nulla. Meglio finirlo.





Funerali Giuseppe Gatì: il video

4 02 2009





Funerali Giuseppe Gatì

3 02 2009

Domani 4 Febbraio 2009 ore 15 si terrà il funerale di Giuseppe a Campobello di Licata, provincia di Agrigento.

Io sarò lì.





E’ morto Giuseppe Gatì

31 01 2009

Ricevo ed Inoltro:

Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia Schembri, Alice Rizio e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui.
Non sappiamo come esprimere il nostro dolore.
Ancora non riusciamo a crederci.

Vi lasciamo con le sue parole:

“E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci.

QUESTA E’ LA MIA TERRA ED IO LA DIFENDO E TU?”





Il dopo contestazione Gatì-Sgarbi

2 01 2009

Fino ad ora sappiamo quel che è stato della contestazione di Giuseppe Gatì nei confronti di Vittorio Sgarbi, ma pare che il dopo contestazione sia stato anche più inquietante.

Ecco il resoconto di Giuseppe Gatì:

Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Leggi il seguito di questo post »





Sgarbi intima di dimettersi: aiutatelo!

31 12 2008

A volte penso che io a Sgarbi, forse, mi sto affezionando. Davvero!

Credo che sia uno dei personaggi di cui ho parlato di più in assoluto in questo blog e la cosa assurda è che non riesco a smettere.

Quest’uomo è un uomo dalle mille risorse; qualche ora prima che fosse ad Agrigento, ad appellare “ladroGiuseppe Gatì che è arrivato all’incontro per definirlo per quello che è, cioè pregiudicato, chiedeva alla vedova del giudice Paolo Borsellino di diventare cittadina onoraria della ridente Salemi di cui è il Sindaco [anche se continuano a chiamarlo Onorevole].

Ovviamente la notizia desta scalpore se si pensa che Sgarbi additò Caselli come mandante dell’omicidio di Padre Pino Puglisi oltre ad aver diffamato le indagini del Pool antimafia di Palermo e così i fratelli del magistrato Borsellino, Rita e Salvatore, hanno apertamente chiesto alla cognata Agnese di non accettare la cittadinanza. A questi si aggiunge anche Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia.

E allora Sgarbi che fa? Minaccia tutti di querela.

Non è certo uno che si fa mancare qualcosa!

Poi, forse pensando di esser passato dalla parte dei cattivi, fa un passo indietro e si veste da vittima e dichiara di volersi dimettere dalla carica di Sindaco di Salemi perchè minacciato [addirittura] dall’antimafia.

Il mio annuncio è rivolto a tutta l’antimafia: per favore, fate di tutto per farlo dimettere! Ve ne sarebbe grato un popolo intero, non solo Salemi.





G. Gatì vs V. Sgarbi

30 12 2008

Vittorio Sgarbi, quando si è spostato da Salemi ad Agrigento per la presentazione del suo ultimo libro, forse pensava che tutti lo avrebbero aspettato con occhi pieni di ammirazione; le premesse dell’incontro invece non erano delle più rosee.

Sgarbi si è presentato all’appuntamento con notevole ritardo tanto che il moderatore si è scusato con il pubblico riconducendo l’attesa alle strade di collegamento; in pochi ci hanno creduto e le voci che si sono alzate ne sono testimonianza.

Ovviamente, Sgarbi, non avrebbe mai pensato che lì, in sala, ad attenderlo ci fosse Giuseppe Gatì, ventiduenne di Campobello di Licata, che si è presentato all’incontro per chiamare Sgarbi con il giusto appellativo, non Onorevole ma pregiudicato!

Ecco il video:

Ovviamente la stampa ha riportato il tutto aggiustando qua e la qualche fatto: si parla di un ragazzo “armato” di volantini e che un vigile è rimasto addirittura ferito.

Come fa una sala intera a voler perdere ore della propria giornata ad ascoltare un pregiudicato, condannato per truffa allo Stato? Come possono, uomini dello Stato, uomini nostri quindi, spintonare e aggredire un ragazzo che ha solo voglia di alzare la testa e difendere la propria terra?








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