Io amo il ciclismo.
A casa mia, in tv, l’unico sport che si seguiva era il ciclismo. Mai il calcio.
La mia passione è nata con Pantani ed è seguita con Ivan Basso.
Ho letto questo libro in una sola mattinata. Il libro è breve e scorre molto bene. La storia per chi conosce Ivan è solo una rilettura di articoli già usciti.
A dire il vero non so cosa abbia spinto la Rizzoli a proporre un libro ad Ivan Basso e credo che il fine del libro in se sia errato. Il libro è molto vicina ad una biografia: famiglia, amori, corse, desideri, vittorie; poi ne approditta per fare due ennesimi penstimenti. Uno è a Simoni per la non vittoria della tappa che Basso ha dedicato al figlio. Simoni uscì al naturale e ancora una volta dimostrò alle telecamere quel che è. L’altro è quello che Ivan non riesce a superare: l’accusa di doping. Si scusa ancora con i pubblico, dice di pentirsi e che è stato un errore e non lo rifarà più. Per chi non conosce il caso, Basso è stato squalificato per tentato doping. Si è beccato due anni di squalifica, si è detto pentito e lo dice ogni volta che ne ha la possibilità.
Il libro l’ho trovato piacevole ma non essenziale.
Il quadro perfetto, però, del tiranno gentile.




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